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Disabilità migrante in Lombardia: una realtà sociale ancora poco visibile

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Negli ultimi anni la popolazione latinoamericana in Lombardia è cresciuta in modo significativo, diventando una presenza stabile in molte province del territorio.

Secondo alcune elaborazioni demografiche basate sui dati provinciali aggiornati al 1° gennaio 2025, le persone di origine latinoamericana superano oggi le 90.000 presenze in Lombardia, con concentrazioni particolarmente rilevanti nelle province di Milano, Varese, Monza e Brianza e Bergamo.

Questa trasformazione sociale porta con sé nuove domande anche per il sistema di welfare, la sanità territoriale e i servizi dedicati alla disabilità.


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Se consideriamo infatti i dati internazionali sulla prevalenza della disabilità, è probabile che oltre 13.000 persone latinoamericane residenti in Lombardia vivano una condizione di disabilità nel corso della propria vita.


Si tratta di una realtà ancora poco discussa, ma destinata a diventare sempre più importante nei prossimi anni.


Quando migrazione e disabilità si incontrano

La disabilità rappresenta già di per sé una condizione che può aumentare il rischio di esclusione sociale, precarietà economica e difficoltà nell’accesso ai servizi.

Quando però si intreccia con l’esperienza migratoria, le complessità diventano spesso ancora maggiori.


Molte famiglie si trovano a dover affrontare contemporaneamente:

  • difficoltà linguistiche;

  • orientamento burocratico complesso;

  • accesso discontinuo ai servizi sanitari e territoriali;

  • precarietà abitativa o lavorativa;

  • reti familiari limitate;

  • differenze culturali nella relazione con il sistema di welfare.


In molti casi, anche comprendere quali servizi esistano o come accedervi può diventare difficile.

Per questo parlare di “disabilità migrante” non significa creare categorie separate, ma riconoscere che alcune persone vivono vulnerabilità più stratificate e necessitano di strumenti maggiormente accessibili e culturalmente comprensibili.


Il tema del progetto di vita e della vita indipendente nel migrante

Negli ultimi anni anche il sistema italiano ha iniziato a evolversi verso modelli sempre più centrati sul progetto di vita, sull’autonomia e sulla vita indipendente delle persone con disabilità.

Si tratta di un cambiamento importante.

Ma affinché questi percorsi siano realmente accessibili, è fondamentale considerare anche le differenze culturali, linguistiche e sociali che caratterizzano molte famiglie migranti.

L’inclusione non riguarda soltanto l’accesso formale a un servizio, ma anche la possibilità concreta di sentirsi accolti, compresi e accompagnati.


L’esperienza di IRV tra America Latina e Italia

L’IRV nasce nel 2012 nella città di Valparaíso, in Cile, lavorando nell’ambito della disabilità, dell’inclusione sociale e dell’accompagnamento comunitario.

Nel corso di oltre dieci anni sono stati sviluppati progetti legati alla salute, all’inclusione educativa, all’inserimento lavorativo e alla promozione dell’autonomia delle persone con disabilità in diversi territori dell’America Latina.


Oggi, anche dall’Italia, stiamo cercando di portare questa esperienza al servizio delle comunità migranti latinoamericane, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di percorsi più accessibili, umani e vicini alle persone.

Crediamo che l’inclusione significhi anche comprendere le storie, i percorsi migratori e le fragilità sociali che ogni persona porta con sé.

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